AVVERTENZA:
dopo mesi di satyra sterkoliana, alcune considerazioni di carattere morale ci impongono di aggiustare il tiro:
ciò che è avvenuto sul blog è di estrema importanza dal punto di vista sociologico e abbiamo perciò deciso di tenerne conto fortemente.
L’atteggiamento del nostro commentatore carlosteffanin /sterkole, quello della sua “azienda” e i commenti e le moltissime mail che ci sono giunte, non potevano non farci riflettere sulla mai sopita pericolosità di certi comportamenti che sempre hanno portato morte e distruzione.
Valga per tutti l’esempio di due libri quali I VOLONTEROSI CARNEFICI DI HITLER, di Goldhagen e l’altro: I CARNEFICI DELLA PORTA ACCANTO, di J.T.Gross.
“Goldhagen, nel suo tentativo di rispondere a un interrogativo inquietante che eravamo abituati a considerare chiuso – come ha potuto il popolo tedesco, una delle grandi nazioni civili della civile Europa, compiere il più mostruoso genocidio mai avvenuto? –, ripropone la tesi della colpa collettiva. Secondo l’autore nessuna delle spiegazioni finora date – la follia criminale di Hitler, la segretezza in cui furono condotte le operazioni di sterminio, l’educazione alla disciplina che avrebbe spinto i militari e burocrati a «seguire gli ordini» – può essere giudicata soddisfacente. In questo accurato, documentato e appassionato studio, Goldhagen dimostra che i responsabili dell’Olocausto non furono solo SS o membri del partito nazista, ma tedeschi di ogni estrazione sociale, uomini e donne comuni che brutalizzarono e assassinarono gli ebrei per convinzione ideologica e per libera scelta”. Il libro di Gross è già tutto evidente nel titolo.
Noi pensiamo che in molti individui, soprattutto cultural-umanamente ad un livello bassissimo, l’approdo ad una qualunque forma di potere li spinga verso una manifestazione della loro malvagità fino ad allora più o meno repressa.
L’avere a disposizione strumenti di comando, genera in costoro una sorta di sensazione divina, che li convince col tempo di essere intoccabili, invincibili e onnipotenti nei confronti dei subalterni. Questo è dovuto spesso all’ignavia dell’azienda, che volge altrove lo sguardo anche se i lamenti provenienti dalle maestranze sono fortissimi.
Non è questa la sede per una dimostrazione dell’assunto, ma vogliamo semplicemente rimarcare che:
un capo come il nostro, fondamentalmente stronzo, come è sterkole, cercherà di arrivare a qualunque costo fino al limite estremo della violenza (morale o fisica è indifferente) di ciò che le circostanze gli permettono.
Se il clima fosse quello respirabile prima e durante la guerra contro il nazismo, oppure quello di ieri in kosovo, per non parlare di oggi della birmania ecc, siamo certi che la malvagità di coloro che considerano “cani” i loro subalterni, verrebbe fuori in tutta la violenza di cui solo i carnefici di innocenti sono capaci.
Abbiamo pertanto deciso di dedicare un po’ di tempo a sviluppare con delle vignette satiriche/sterkolike il grande sogno dell’imbianchino austriaco che di sicuro alberga in ogni kapo privo di qualunque riferimento umano, oltre che cristiano o pacifico che dir si voglia.
Avendo da sempre un grande amore nei confronti delle vittime della Shoah, ci permettiamo di ripercorrere alcuni passi della immane tragedia alla nostra maniera.
Che nessuno se ne abbia a male o ci fraintenda: in tempi in cui tutto ciò che è stato rischia di essere cancellato per sempre, il nostro vuole essere un piccolo contributo per rinnovare la memoria di ciò che di più brutale è successo e che rischia sempre di ripetersi.
Magari per colpa di uno sterkole qualsiasi. O di milioni di essi infognati e tollerati dai padroni in qualche officina.



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